Oltre il Limite: lo sport come strumento di inclusione

I bambini delle classi 4 e 5 SP di Spormaggiore sperimentano come si possa abbattere il pregiudizio.

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da Staff di dirigenza

del lunedì, 18 maggio 2026

Immagina che il rumore delle scarpe che sferzano il parquet lascia improvvisamente il posto a un silenzio quasi sacro, interrotto solo dal rintocco metallico di un campanellino. È il momento in cui uno studente indossa una benda e, per la prima volta, smette di guardare per iniziare ad ascoltare. Questo progetto non nasce come una semplice sequenza di ore di educazione fisica, ma come un’esperienza di immedesimazione profonda volta ad abbattere quel muro invisibile chiamato pregiudizio. L’obiettivo è stato quello di offrire ai ragazzi delle classi quarta e quinta della scuola primaria di Spormaggiore, una prospettiva nuova, dove la disabilità non viene percepita come un limite insormontabile, ma come una diversa e potente modalità di espressione umana.

 

Le radici di questo percorso affondano nelle competenze acquisite, dal maestro Davide, durante il progetto di Alfabetizzazione Sportiva del CONI, le cui metodologie sono state rielaborate e cucite su misura per essere estese a un numero maggiore di studenti, trasformando la palestra in un laboratorio di cittadinanza attiva. 

Il racconto di questa esperienza si è snodato attraverso un dialogo costante tra mente e corpo, partendo dal confronto in aula. Prima di scendere in campo, i ragazzi guidati dall’insegnante hanno esplorato il concetto di sport adattato attraverso video e dibattiti, scoprendo che le barriere più alte non sono quasi mai quelle fisiche, ma quelle mentali. Solo dopo aver compreso il valore dell'inclusione, i ragazzi si sono messi in gioco concretamente, studiando i gesti tecnici dei campioni paralimpici per poi sperimentare in palestra, diventando loro campioni paralimpici.

Entrando nel vivo dell'attività, discipline come il Goalball e il Calcio a 5 hanno svelato ai ragazzi l'universo del suono: muoversi bendati con una palla sonora richiede una fiducia cieca nel compagno e una concentrazione assoluta, trasformando il silenzio in una bussola. 

Nel Sitting Volley, invece, la sfida si è spostata sulla terra: giocando seduti, dove la spinta non viene dalle gambe ma dalle braccia e dal cuore, gli studenti hanno vissuto sulla propria pelle il significato della resilienza e della capacità di adattarsi a nuove condizioni senza mai smettere di lottare per il punto. Questa scoperta della corporeità è culminata nell'atletica leggera e nel salto in lungo, dove la corsa guidata ha messo in luce l'importanza del legame invisibile che unisce due persone (la guida e l’atleta). Assumere il ruolo di guida ha significato farsi carico della sicurezza del compagno, costruendo un rapporto basato sulla responsabilità reciproca.

 

Al termine di questo progetto, ciò che resta non è solo la conoscenza di nuove regole di gioco, ma una consapevolezza emotiva molto più profonda. I ragazzi hanno imparato che il silenzio è necessario per accogliere l'altro, che nessuno vince davvero da solo e che l'inclusione non è un concetto astratto, ma un gesto quotidiano. Attraverso la pratica degli sport paralimpici, hanno toccato con mano la forza della cooperazione, portando a casa una lezione di cittadinanza attiva e inclusiva che, si spera, accompagni i nostri studenti ben oltre le mura scolastiche. 

 

Prof. Davide Anselmo